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Quartetto Tamborini"Ël giardin dl'amor" Ritorna con un nuovo album il quartetto d'archi piemontese già apprezzato per le sue originali interpretazioni a cavallo tra la musica classica e quella folk. Al centro dell'attenzione in questo caso altre composizione originali accostate a brani di autori piemontesi dei secoli XIX e XX. I brani
Pensieri alla rinfusa su "Ël giardin dl'amor" Il disco esce nel decennale del gruppo, un traguardo di longevità che mai mi sarei aspettato, visto che il quartetto era nato quasi per caso, sia dall'esigenza di eseguire pubblicamente alcune composizioni facenti parte dell'archivio di Angelo Tamborini, durante la presentazione del mio libro sul Fondo musicale di questo musicista, pubblicato nel 1996 a Trino Vercellese (VC), e sia dalla voglia di ricercare un repertorio praticamente sconosciuto, costituito da una miriade di compositori semisconosciuti o anonimi che avevano lasciato traccia negli archivi delle chiese e delle biblioteche del Piemonte. Sinceramente, pensavo che la ricerca di sarebbe esaurita presto, non tanto per la scarsità di materiali che avrei trovato, ma quanto per il loro valore musicale. Rispetto al primo album, è rimasta una sola monferrina, quella che apre il disco, e sono state introdotte più composizioni di stampo novecentesco, riscontrabili nel Tango di Menighetti o nelle armonie della mazurka di Ermenegildo Carosio. In questo disco non abbiamo più contato sull'apporto di Barbara Careggio, ora diventata mamma, che all'epoca del primo cd era il primo violino. Il ruolo del primo violino è spettato a me, e alla viola è subentrato Fabrizio Montagner, che aveva già collaborato con noi nel primo nostro disco. Ho inoltre inaugurato nel migliore dei modi il mio nuovo violino, di liuteria, manco a dirlo, piemontese. Un'altro piccolo motivo di orgoglio personale è vedere che il CD esce anche con in copertina il logo, oltre che di Folklub Ethnosuoni, anche della Ciapa Rusa, un gruppo nel quale ho militato per sette anni e con il quali ho condiviso i miei più bei ricordi professionali. Grazie infine a Maurizio Martinotti, che mi ha dato preziosi consigli, ma che non ha mai interferito nelle scelte musicali, lasciando a me la più ampia libertà di decidere sui brani, sugli arrangiamenti, sulle trascrizioni. Di questo, gliene sono immensamente grato. La formazione Bruno Raiteri: violino Il gruppo Quartetto Tamborini: il salotto musicale piemontese dell'Ottocento. Musiche per quartetto d'archi. Un settore ancora poco esplorato della musica colta dell'Ottocento in Piemonte è costituito dalle composizioni dei cosiddetti autori "minori", artisti che in vita ebbero un discreto successo e le cui composizioni furono pubblicate ed eseguite nei maggiori teatri e sale da concerto del Nord Italia, ma che dopo la scomparsa dei loro autori, vennero dimenticate. Le opere di questi musicisti raramente si trovano oggi nei programmi dei concerti, ma non per questo il loro valore artistico è minore; musicisti come Geremia Piazzano, Luigi Arditi, Dino Sincero, Giovanni Bolzone hanno lasciato composizioni ancora valide e piacevoli. Oltre ai Valzer, alle Mazurke, alle Monferrine, balli in voga nell'Ottocento, furono scritti anche brani di taglio più classico, come quartetti per archi, o romanze da camera, generalmente per voce e pianoforte, che venivano di solito eseguite nei cosiddetti "salotti" riunioni conviviali caratteristiche nel periodo romantico. Attingendo a tale repertorio, il gruppo ripropone le composizioni trascrivendole per il più classico degli organici "classici": il quartetto d'archi, contribuendo a renderne più piacevole e interessante l'ascolto. Il Quartetto Tamborini, nato da un'idea di Bruno Raiteri, violinista della Ciapa Rusa, gruppo di punta della musica popolare piemontese, è costituito dalla tipica formazione del quartetto d'archi: prende il nome dell'organista vercellese Angelo Tamborini (1828-1900), la cui vasta collezione di manoscritti e stampati musicali, conservata nella biblioteca di Trino Vercellese, è stata recentemente catalogata. |